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Pennabilli
e' un paesino di montagna a 45 km da Rimini meta di
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Pennabilli
Ideale per chi ama trascorrere una giornata fuori dal caos di
Rimini, con i suoi 650 mt di altezza sul livello del mare garandisce
per chi vuole prendersi una giornata di relax fuori dall'afa
calorica di Rimini un fresco incredibile, si puo respirare a
pieni polmoni, aria incontaminata e paesaggi stupendi.
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Pennabilli
(PU) nasce dalla fusione dei due castelli di Penna e di
Billi, situati rispettivamente sulle emergenze rocciose
dette Roccione e Rupe. I castelli di Penna e di Billi vennero
costruiti a partire dal X° secolo in seguito alle lotte
che nel Montefeltro e nella Romagna portarono agli scontri
tra le casate locali per la supremazia del territorio. I
due borghi, infatti, vennero muniti di mura e fortificazioni,
fortificazioni che si resero necessarie anche in seguito,
nel momento in cui non soltanto le casate locali, ma anche
le più famose famiglie dei Malatesta e dei Montefeltro,
fino ai Medici nel ‘500, si contendevano questi luoghi per
la loro importanza strategica. Ma la naturale conformazione
di questi picchi rocciosi fu da sempre sfruttata contro
mezzo di difesa contro ogni tipo di attacco. E’ così che
nel più lontano V° secolo gli abitanti della valle si trasferirono
sulle due alture per potersi difendere dagli attacchi dei
barbari invasori, abbandonando due vici formatisi nel fondovalle
per opera degli etruschi e degli umbri. |
| Con
il passare dei secoli il castello della Penna conobbe un
buono sviluppo insediativo dall’altura verso la valle, al
contrario del castello di Billi, che per la sua natura impervia
non conobbe alcun tipo d’edificazione se non quella del
convento delle suore Agostiniane tuttora esistente. Ma l’importanza
dei due castelli non è solamente legata alla fondazione
dei due castelli, bensì a tutta una serie di investiture
successive che la portarono ad essere uno dei poli principali
di tutto il territorio. Infatti nel 1358 venne nominata
Podesteria dal cardinale Egidio Albornoz; all’epoca dello
Stato Pontificio (fino al 1420 Pennabilli appartenne alla
Chiesa, mentre dopo tale data passò ai Malatesta) le venne
attribuita la funzione di Governo; nel tardo Cinquecento
divenne definitivamente sede della diocesi feretrana e perciò
poté ottenere il titolo di Città, vista la realizzazione
della Cattedrale; dopo l’Unità d’Italia Pennabilli
divenne capoluogo di mandamento amministrativo e giudiziario.
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La
storia del castello di Pennabilli
non è comunque del tutto nota e quindi non si hanno particolari
notizie dell’evoluzione dell’edificato nel corso dei secoli.
A questo proposito risulta di particolare interesse è
la rappresentazione che del castello venne fatta da autore
ignoto nel dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie:
la rocca appare caratterizzata da una serie di torrioni
sia cilindrici che poligonali scarpati. In particolare
uno dei due torrioni scarpati, che all’epoca era posizionato
sul sentiero che conduceva alla rocca e che ora è stato
rinvenuto quasi intatto, unica testimonianza dell’antica
fortificazione, potrebbe risalire al periodo del dominio
dei duchi del Montefeltro
e perciò potrebbe essere stato oggetto dei lavori di restauro
martiniani, promossi dal duca Federico alla fine del XV°
secolo.
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Dell’antico nucleo fortificato resta
un torrione poligonale, purtroppo tanto intaccato nei
paramenti esterni della parte scarpata da non poter più
leggere la sua originaria morfologia. Sicuramente, però,
si trattava di un torrione d’angolo, visto che la cortina
muraria vi si appoggia ancora. Per chi volesse trovare
a Pennabilli luoghi
di particolare interesse e suggestione, questi decisamente
non mancano e non solo grazie alla sua storia, ma anche
grazie alla presenza dello scrittore Tonino
Guerra che nuovo impulso ha portato in questa terra.
Proprio grazie alle iniziative dello scrittore è nato
il Museo diffuso dei luoghi dell’anima, definito da un
percorso suddiviso in diversi momenti: l’Orto dei frutti
dimenticati, la Strada delle meridiane, il Giardino pietrificato,
l’Angelo coi baffi (chiesa dei Caduti), il Santuario dei
pensieri, il Rifugio delle Madonne abbandonate, la Madonna
del rettangolo di neve. |
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| Ma
a Pennabilli troviamo
anche musei di stampo classico come il Museo mariano
(all’interno del Santuario della Madonna delle Grazie),
il Museo diocesano, che raccoglie opere provenienti
dalle chiese dell’intera diocesi e il Museo di Informatica
e Storia del Calcolo, situato a Ponte
Messa, unico nel suo genere. Per gli appassionati
di antiquariato e poi da citare la Mostra Mercato Nazionale
d’Antiquariato, che si tiene ogni anno nel mese di luglio.
Nel Comune di Pennabilli
è interessato da innumerevoli testimonianze storiche
sparse per le varie frazioni: a Maciano ricordiamo la
torre cilindrica, risalente al XIV° secolo, e il Convento
degli Oliva, edificato a partire dalla prima metà del
XVI° secolo mentre a Ponte Messa sorge la Pieve Romanica,
costruita alla fine del XII° secolo; a Miratoio, alle
porte del paese, troviamo la chiesa conventuale di Sant'Agostino
(1127) e poco più a valle, verso il Fiume Marecchia,
svetta sopra l'abitato di Bascio la torre a base quadrangolare
del XIII° secolo; a Scavolino rimangono purtroppo pochi
ruderi del palazzo-fortilizio del XVI° secolo edificato
da Tommaso di Carpegna.
Infine come non citare il Lago
di Andreuccio nei pressi di Soanne,
proprio alle pendici del Monte Carpegna,
meta di campeggiatori ed escursionisti |
Pennabilli
e la Val Marecchia:
Si
parte dalla Piazza di Pennabilli
e ci si dirige a piedi verso il borgo di Penna fino
a raggiungere la vetta del Roccione, terrazza naturale
sulla Val Marecchia;
lungo il cammino il tempo è segnato dalle meridiane
poste sulle facciate delle case; attraverso le viuzze
si giunge al teatro, al Santuario della Beata Vergine
delle Grazie, al palazzo del Bargello fino al Santuario
dei Pensieri dove sette pietre misteriose ascoltano
le confessioni di chi, seduto sulla panchina, vorrà
silenziosamente rivelare. La Penna rivela anche numerosi
altri angoli pieni di storia e come la loggetta rinascimentale,
le porte di accesso al Castello e la chiesa della Misericordia
e tante altre piccole iniziative frutto della arte poetica
di Tonino Guerra.
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Tornati
alla piazza principale non si può non scendere all’Orto
dei frutti dimenticati pensato da Tonino
Guerra come un museo dei sapori dove raccogliere
quegli alberi da frutto che un tempo i contadini avevano
attorno a casa; sono il nespolo, il giuggiolo, il biricoccolo,
l’uva spina, diverse varietà di meli, peri e ciliegi
e tanti altri frutti di cui il sapore è ormai rimasto
solo nei ricordi degli anziani. L’orto racchiude altri
angoli poetici come il Rifugio delle Madonne abbandonate,
singolare raccolta di immagini provenienti dalle cellette
della Val Marecchia riprese da artisti contemporanei,
la grande meridiana orizzontale, dove la persona stessa,
stando in piedi al centro, legge direttamente l’ora
segnata dalla propria ombra, o ancora la Meridiana dell’incontro
nella quale l’ombra di due colombi si trasforma durante
il pomeriggio nei profili di Federico
Fellini e della moglie Giulietta
Masina. Sempre dalla piazza, salendo lungo la strada
che conduce a Carpegna si può raggiungere la Rupe sulla
quale giacciono i ruderi del Castello dei Billi; appena
sotto, posto come a voler custodire dall’alto l’abitato
di Pennabilli,
vi è il Monastero di clausura delle Suore Agostiniane
risalente al XVI° Secolo. Passeggiando a Pennabilli
è facile trascorrere un’intera giornata senza accorgersi
del passare del tempo; nell’arco di tutto l’anno, ma
soprattutto in estate, numerose iniziative artistiche
e culturali animano il centro del paese, stimolate dall’inventiva
poetica di Tonino
Guerra e dall’infaticabile passione dell’Associazione
Mostra Mercato dell’Antiquariato la quale, da trent’anni,
organizza la prestigiosa rassegna antiquaria nel mese
di Luglio. |
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Da Pennabilli
ci si può dirigere verso il fiume
Marecchia fino a Ponte Messa dove si trova la sobria
Pieve di San Pietro in Messa del XII° Secolo e poi proseguire
lungo la statale Marecchiese in direzione Novafeltria
fino a svoltare per Maciano
dove, alle porte del paese, si ammira nel silenzio il
Convento dei Frati Minori con annessa la Chiesa degli
Oliva; proseguendo la Torre cilindrica di Maciano compare
a dominare l’abitato di Maciano
e sullo sfondo il Monte Carpegna.
Prima del paese si svolta verso il Lago
di Andreuccio, incantevole e tranquillo specchio
d’acqua immerso nel verde. |
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Si
prosegue ora per Soanne,
feudo un tempo della nobile famiglia dei Carpegna dove,
imboccata la strada verso destra, si prende per Scavolino;
fino ai primi anni del ‘900 vegliava ancora sull’abitato
il superbo palazzo-fortilizio dimora dei Carpegna,
oramai andato completamente perduto e riconoscibile
solo per il perimetro delle mura. Da Scavolino
si ritorna ora verso Pennabilli;
giunti alle prime abitazioni, si svolta a destra verso
il Passo della Cantoniera;
dopo circa un chilometro si arriva a San
Lorenzo dove, su di una collinetta erbosa si trova
la piccola Chiesa
di Santa Maria del Colle. |
| Si
prosegue ora verso il Passo
della Cantoniera; la strada attraversa qui uno dei
punti più incantevoli del Parco: il Torrente Messa,
il Fosso del Canaiolo e il Fosso Paolaccio hanno infatti
inciso profonde gole ricoperte da un fitta vegetazione;
a quota 1007 metri s.l.m., in prossimità del Passo,
si svolta a destra per Valpiano
e Miratoio; questo tratto di strada lambisce la cerreta
del Sasso Simone
e Simoncello; i due massi rocciosi ogni tanto appaiono
in lontananza tra gli squarci del fitto bosco. Dopo
alcuni chilometri si arriva a Miratoio
località divenuta famosa ultimamente per la Sagra
del Fungo Prugnolo; già intorno agli anni mille
però a Miratoio sorgeva un castello dei Carpegna
del quale non rimane traccia; fa bella mostra di se
invece la Chiesa Conventuale di S. Agostino, posta alle
porte dell’abitato in corrispondenza del bivio per Ca’
Romano e Bascio. E proprio la strada che bisogna seguire
per completare questo itinerario; prima di Ca’
Romano infatti si prende a sinistra per una strada
non molto larga che conduce a Bascio; già in lontananza,
volgendo lo sguardo verso la Valle del Marecchia, forse
vi era capitato di incrociare la Torre del Castello
di Bascio unica e solitaria testimone del temuto apparato
fortilizio che nel XIII° Secolo dominava la sottostante
valle. Dal borgo di Bascio si scende ora sulla statale
che costeggia il Marecchia
prendendo direzione Rimini
fino a tornare a Ponte
Messa da dove si risale verso Pennabilli.
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Tonino
Guerra
 |
'Sono
nato a Santarcangelo
di Romagna nel 1920. Un'infanzia con le strade di
terra battuta e le siepi con piccoli uccelli. Sono stato
un grande cacciatore di lucertole e me ne vergogno. Ho
studiato al mio paese, a Forlimpopoli e a Urbino dove
c'erano dei professori eccezionali. Mia madre era analfabeta.
Le ho insegnato a scrivere. Ho letto il suo testamento
nella casupola sulla sponda del fiume
Uso, dove eravamo sfollati al tempo del fronte. Così
era scritto sul foglio nascosto nell'astuccio di cartone
dei suoi occhiali da vista: |
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Lasio
tutti i miei beni a mio marito da fare tutto quello
che vole. Carabini Penelope
|
| A
quel tempo mia madre possedeva dei vasi di fiori. Qualche
giorno dopo mio padre, grande amico degli animali, mi
manda a Santarcangelo a portare qualcosa da mangiare al
gatto che avevamo abbandonato nella casa di via Verdi.
Così sono stato deportato in Germania. In prigione ho
cominciato a scrivere delle poesie in dialetto per tenere
compagnia a dei contadini romagnoli che erano con me nel
campo di concentramento di Troisdorf. Sono arrivato alla
stazione di Santarcangelo
una mattina d'agosto del 1945. Credevano fossi morto.
Per non spaventare mio padre e mia madre ho impiegato
un giorno a percorrere il chilometro di strada che c'era
tra la stazione e casa nostra di allora. Seduto sulla
sponda di un fosso mandavo qualcuno a casa ad avvertire
che c'erano in Altitalia ancora dei prigionieri che tornavano. |
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|
Nel
pomeriggio ho deciso di farmi vivo. Mio padre mi aspettava
sulla porta di casa. Non ci eravamo mai dati né baci né
strette di mano; appena dei segni. Mi fermo a quattro
metri da lui per non metterlo in imbarazzo. Il babbo mi
guarda a lungo stringendo il mezzo toscano in bocca, poi
toglie il sigaro spento e mi chiede: -Hai mangiato? -Moltissimo
- rispondo. Lui se ne va indaffarato verso il paese, senza
girarsi neanche più indietro. Quando più tardi, circondato
da parenti e paesani, siedo nella camera che chiamavamo
"la saletta", arriva un uomo con una piccola valigia in
mano. -Cerca qualcuno? - gli chiedo. -Sono il barbiere.
Suo padre mi ha detto che devo fargli la barba. Mi tocco
il viso e mi accorgo di avere la faccia con la barba di
due giorni. Nel '46 Carlo Bo ha scritto la prefazione
a un libretto di poesie in dialetto che ho pubblicato
a mie spese, I Scarabòcc (Gli scarabocchi) e così mi ha
tirato fuori dall'ombra. |
| Poi
sono stato a Roma e mi sono buttato a scrivere sceneggiature.
Col tempo ho pubblicato due libri nella collana I gettoni
diretta dall'amatissimo Elio Vittorini. Più tardi I bu,
la raccolta di tutte le mie poesie in romagnolo con un
saggio di Gianfranco Contini, grande uomo che continuo
a ringraziare anche quando lo nominano sui giornali. E
ogni tanto delle storie in italiano che pubblicava Bompiani.
Sono tornato al dialetto col Miele edito da Maggioli,
che è stato tradotto anche in Francia, e ho scritto una
favola in italiano che contiene anche il sapore di un
viaggio incantato nella Georgia, repubblica caucasica
dell'ex Unione Sovietica. Si chiama La pioggia tiepida
e ha vinto nel 1984 il premio Comisso. Ho scritto anche
un poema che si intitola La Capanna. Per molti mesi sono
tornato a vivere in Romagna, a Santarcangelo
e ho cercato di animare il mio paese con degli avvisi
e manifesti che ora si trovano nel grande ambiente della
Sangiovesa, la trattoria che ora è diventata un punto
di incontro di mezz'Italia. Dal 1989 abito a Pennabilli,
il paese dove mio padre portava frutta e verdura, prima
con i cavalli poi con un piccolo camion che tornando a
Santarcangelo riempiva di carbone e legna. Ho scritto
diversi libri di poesia, e anche libri di racconti e diari.
Tutte queste pubblicazioni si trovano dall'editore Maggioli
di Santarcangelo.
Per quanto riguarda il cinema, a occhio e croce, penso
di aver scritto una novantina di film, guadagnando molti
premi e molte nomination all'Oscar: Amarcord ha vinto
l'Oscar. Ora il cinema si sta allontanando da me, tuttavia
continuo a collaborare con Rosi, Antonioni e Theo Anghelopulos
con il quale da poco ho finito di sceneggiare il sesto
film che ha per titolo L'eternità e un giorno (vincitore
del Festival del Cinema di Cannes nel 1998, n.d.r.). Mi
piace se piove o anche quando la nebbia copre completamente
la valle del piccolo affluente del Marecchia, il Messa,
e io ho l'impressione di vivere con me stesso'. |
Si ringrazia il sito di
Montefeltro
per le informazioni ricevute.
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Novafeltria - Valmarecchia
- Poggio Berni
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